Rifugio Antelao – uscita con i miei ragazzi – 2 giugno 2013

Una domenica diversa, uscita con 2 figli in una classica per famiglie, il rifugio Antelao. Avevo già documentato questa uscita in altra pagina in invernale, ora invece ne parlo e soprattutto presento alcune foto primaverili. Abbiamo scelto anche questa volta il sentiero direttissimo da Nebbiù.

rifugio Antelao

rifugio Antelao

Il rifugio Antelao è una tappa simpatica, dove ho conosciuto Federica Invidia, che gestisce con il marito il rifugio e di cui avevo letto il bell’articolo sull’Alta Via numero 3 nella testata Meridiani Montagne

Rimando per la descrizione del sentiero al link precedente e qui vi presento fotografie nuove.

Alla prossima e sempre Buona Montagna!!

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Ci si prepara all’apertura – Rifugio Pradidali – 11/6/2013

Casualmente mi sono trovato ad assistere au un momento spettacolare e importante nella fase di preparazione all’apertura di un rifugio.

Ero al Pradidali, sulle Pale di San Martino, e un elicottero arriva al rifugio. Porta 4/5 persone, super affiatate, che in un battibaleno provvedono a sganciare i carichi che uno a uno l’elicottero porta. A valle è stato preparato tutto, i vari materiali sono statai accatastati, raccolti sopra a bancali in legno e quindi sollevati con una grande e resistente rete. A dirigere le operazioni Duilio Boninsegna, il gestore del rifugio Pradidali che ancora per qualche giorno porta il gambaletto, a seguito della frattura di un mese fa

L’elicottero avrà fatto 15 giri tra valle e rifugio e nel frattempo le persone a monte distribuivano nelle dispense i vari prodotti che arrivavano. Abbiamo dato una mano anche noi :-) . Di tutto, di più, per cominciare la stagione.

Qui vi propongo un filmato link che fa vedere le evoluzioni dell’elicottero e i momenti dello scarico. Si può intuire lo sforzo organizzativo/logistico che occorre per avviare un rifugio.

Buona visione!

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Nella neve tra le forcelle – Spalti di Toro – 28/5/2013

Uscita per saggiare il terreno negli Spalti di Toro. Obiettivo è la Forcella Montanaia, però nulla mi vieta cammin facendo di cambiare idea.

Parto di buon mattino, le previsioni non sono buone, mi lasceranno solo il mattino e poi pioverà nel pomeriggio.

Parcheggio la macchina al rifugio Padova. Prima delle sette comincio a camminare. Prendo il sentiero 346. Alla quota rifugio 1287m non c’è neve. Comincio a trovarne verso i 1450m, in mezzo al bosco. Sono chiazze che non destano problemi.

Il Io bivio

Il Io bivio

Il sentiero è semplice, senza problemi e arrivo al primo bivio. Qui prendo a destra e il sentiero diventa il 342. Procedo tranquillamente per circa 100m di dislivello.
Trovo, subito prima di entrare in una zona tipo letto di torrente colmo di sassi, un bell’albero che chiude il sentiero. E’ un’avvisaglia. Poco male, lo giro a sinistra e procedo sui sassi del greto. Qui c’è neve, ancora poca ma continua. Devo stare attento a non scivolare tra sassi e neve che nasconde il terreno.
Arrivo ad un certo punto, quota 1650, dove il sentiero, sempre segnato sembra andare a sinistra, essendo presente il segno rosso su un bel masso tendente a sinistra. E io procedo per un centinaio di metri. Però non mi torna …… ho perso la bollatura del sentiero, pure il gps pare dica (in uno dei pochi momenti di lucidità che dimostra di avere) che sono fuori sentiero. Dove avevo preso a sinistra, invece dovevo andare a destra, dove il greto sembrava ancora più disastrato. Ritorno sui miei passi e ripiegando taglio un po’ di strada e mi ricongiungo con il sentiero. Anche il gps è contento, e torno a vedere le bollature del sentiero.

Gli alberi abbattuti

Gli alberi abbattuti

Quasi subito mi appare un paesaggio disastrato, alberi caduti, sentiero che comunque si intuisce. Non conoscendo la zona non so se siano resti di una valanga degli anni scorsi o di quest’anno. Dopo saprò che trattasi di una valanga di quest’anno. Da vedere, cosa è capace di fare una valanga. Chissà da dove era scesa …..
Sembra di essere in una foresta, mi arrangio e con calma (nel frattempo devo cercare di recuperare un po’ di segnale per il mio telefono perchè mi hanno cercato) ne vengo fuori. A questo punto indosso le ciaspe, siamo a circa 1750m
Mi trovo davanti a un muro di neve, che supero prendendolo alla sinistra dove comincia ad innalzarsi il pendio.

Il secondo bivio, a quota 1800m, in Val d'Arade

Il secondo bivio, a quota 1800m, in Val d’Arade

Sopra il muro di neve trovo delle tracce di sci, che mi diverto a seguire. Dopo circa 70m arrivo al secondo bivio, tra forcella Montanaia  e forcella Monfalcon di Forni, entrambe circa poste a 2300m. Guardo la forcella di Montanaia, con questa neve è meglio starci lontani, prendo a sinistra per la seconda. Qui ora si sale, bene, e si fa fatica, tra buche e neve pesante non è un bell’avanzare. Ma ne ho fatte di peggio. Le buche sono veramente un assillo, ne becco una che mi blocca la ciaspa sinistra, riesco ad uscirne forzando un po’ e senza togliermela. Continuo a salire, ci saranno in certi punti 50 cm di neve pesante. Sbuco alla fine fuori del dosso con vista a sinistra sulla forcella Monfalcon di Forni (ben lontana), e a destra sul canalone che sale verso la Forcella Montanaia. Sono a quota 1900m. Sono le 10,30. Mi accontento di essere arrivato qui.

La forcella Monfalconi

La forcella Monfalconi

La giornata non è un granchè, però si intuisce lo spettacolo di questo angolo di Dolomiti, cime che svettano con campanili e guglie ad arricchire il fiabesco paesaggio. Intuisco, e come da programma si tornerà con altri obiettivi.
Ho visto come sono i sentieri e come primo avvicinamento va bene. Va bene anche perchè le cime scaricano neve a go go.

Una slavina precipita dalle rocce

Una slavina precipita dalle rocce

Vedo una slavina scendere lungo il canalone che porta in Forcella Montanaia. La fotografo.

Bevo e mangio un po’ di cioccolata e comincio la discesa, con molta attenzione nei tratti più ripidi in alto.

Arrivo al Rifugio Padova giusto giusto per le 12. Il Rifugio è aperto, chiedo al gestore se si può avere una pastasciutta e conferma, anzi, visto l’affollamento (io e un altro avventore che arriva dopo qualche minuto) ci fa sedere al suo tavolo. Così parliamo e ci conosciamo un po’.

Un po’ prima delle 14 riparto, il meteo si incupisce come da previsioni. Aspettiamo la bella stagione ….. che non sia quella del 2014 :-(

Il Rifugio Padova

Il Rifugio Padova

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Sfornioi Nord – 16/7/2012

Sfornioi, un nome poco conosciuto alla maggior parte dei frequentatori della montagna. Forse perchè raggiungerne la Cima Nord non è così semplice, forse per la mancanza di promozione della zona del Bosconero, però le sorprese e soddisfazioni che si ricavano da queste piccole cime sono davvero forti.

Segnaletica poco dopo la partenza

Segnaletica poco dopo la partenza

La partenza è da Passo Cibiana, dove si parcheggia sopra il rifugio Remauro a pagamento a quota circa 1500m, prendendo il sentiero 483. Si procede su una strada bianca e si prosegue tenendo la sinistra al primo bivio. Il sentiero è ben segnato e non vi sono problemi di orientamento in periodo estivo. Tra l’altro questo è anche la parte di sentiero che collega Passo Cibiana al rifugio Bosconero e fa parte dell’Alta Via numero 3.

Dopo 40 min.  circa si arriva al Pian D’Angias 1870m, dove il sentiero si divide in tre vie, una quella da qui siamo arrivati, una che va verso il rifugio Bosconero e la terza al bivacco Dare Copada sotto lo Spiz de S. Piero.

Noi prendiamo la seconda che va verso la forcella Ciavazole. Sentiero sempre tranquillo e anzi divertente in questa zona.

Rocchetta e Toanella da Forcella Ciavazole

Rocchetta e Toanella da Forcella Ciavazole

Dalla Forcella Ciavazole il sentiero scende pericolosamente verso il Rifugio Bosconero. Infatti spesso si preferisce altro sentiero che transita per la zona conosciuta come “Le Calade”.
Noi invece continuiamo a sinistra, per un sentiero che procede a zig-zag ora con buon pendio verso l’anticima con Croce della Cima Nord di Sfornioi, 2100m circa.
Breve sosta con foto e si riparte.
Sono curioso di affrontare questo sentiero che in varie relazioni è riportato con difficoltà tra il I e il II° grado.
Si sale ora quasi sull’orlo di una cengia, con la vallata del

Pendii in cengia

Pendii in cengia

Bosconero alla nostra destra che scende a precipizio. Raggiungiamo delle sottili cenge che salgono parallelamente il pendio su roccia friabile, quindi il sentiero procede in direzione sud. Ad un certo punto, circa a quota 2200m, c’è un canale sulla destra che sale abbandonando il sentiero che procede verso i gendarmi della Cima di Mezzo.

Canale con passaggio di I°

Canale con passaggio di I°

Un salto di un metro e mezzo su terreno friabile, che si passa abbastanza agevolmente, poi fuori del canale si prende obbligatoriamente la destra e si percorre una comoda cengia. Poco prima di terminarla si vedono dei bolli che indicano il cammino di salita per l’ultima asperità verso la nostra cima, a quota 2334m. Si sale a destra, con due possibilità, o una esposta lungo la via di salita con direzione obliqua a destra, o il canalino che sale diritto.

Canale finale, con passaggi I°+

Canale finale, con passaggi I°+

Preferisco quest’ultimo, anche perchè mi da’ maggiore fiducia essendo su roccia buona. In poco siamo fuori e guadagniamo la vetta in circa due ore complessivamente di cammino.

La giornata è bella, ma parecchie nuvole cominciano a salire velocemente da fondo valle.
Verso il tramonto così il paesaggio brullica di nuvoloni impazziti che a tratti nascondono le vette. Aspettiamo il tramonto e cominciamo la discesa prima che il buio ci complichi le fasi che necessitano maggiori attenzioni fino alla croce dell’anticima.

Gruppo del Bosconero al tramonto

Gruppo del Bosconero al tramonto

Così è, arriviamo alla croce proprio quando la luce del giorno si è quasi completamente spenta, e in questo istante si spegne anche la mia macchina fotografica, che decide inopinatamente di rompersi. Da qui scendiamo senza problemi e abbastanza velocemente.

La croce dell'anticima sul far della notte

La croce dell’anticima sul far della notte

Non mi resta che proporvi le fotografie di questa uscita, che testimoniano la bellezza di questo piccolo angolo di Dolomiti

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Premio alla mia foto “Discesa nell’abisso”

E’ con piacere che scrivo del prestigioso riconoscimento che la mia foto “Discesa nell’abisso” ha ricevuto nell’ambito del concorso Rotary&Foto:Montagne di Trento.

La mia foto vincitrice al concorso Rotary&Montagne di Trento

La mia foto vincitrice al concorso Rotary&Montagne di Trento

La foto ha ricevuto il commento della giuria che segue:
L’autore è riuscito ad interpretare appieno il tema del concorso che voleva una montagna rappresentata nei suoi valori fondamentali attraverso l’utilizzo di capacità tecniche ed espressive che riuscissero ad evidenziarli. “Discesa nell’Abisso” è un’immagine realizzata con ottima tecnica fotografica per la scelta di inquadratura e capacità di definire, nel tempo del fermo immagine, un insieme di emozioni e sensazioni. La montagna è rappresentata come una specie di mondo capace di sorgere prepotente dalle nubi di un caos primordiale. La dinamica formale di una prospettiva che si perde in un orizzonte infuocato aumenta l’intensità della scena, equilibrata dalla figura eterea e sfuggente di un alpinista che cammina sulle rocce”.

Lettura del commento alla foto

Lettura del commento alla foto

Un riconoscimento lusinghiero, che mi onora e mi da nuova energia per riuscire a fermare altri istanti emozionanti come questo, sicuro che la foto migliore devo ancora scattarla :-)

 

 

 

Qui di seguito una foto della premiazione:

L'arch. Pallaoro del Rotary Trentino Nord mi consegna i premi

L’arch. Pallaoro del Rotary Trentino Nord mi consegna i premi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La premiazione si è svolta unitamente a quella del premio ITAS per il libro di montagna. Ottima organizzazione, coinvolgente, interventi ottimamente preparati. Tutti hanno parlato a braccio e senza tentennamenti!

Davvero complimenti …… ed ora aspettiamo l’organizzazione del prossimo concorso!

Grazie ancora, Tommaso

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Serva, la montagna dei Bellunesi, vista alle luci dell’alba – 31/10/2011

Il Serva, una docile montagna situata a nord-est di Belluno e la sovrasta da questa angolazione. Caratterizzata dagli ampi prati, conformazione da “catino” che invita la discesa dalla montagna in ogni condizione, d’estate come soprattutto d’inverno con la neve. Scialpinisticamente sfruttatissima, grazie all’esposizione a sud e i dolci pendii.

Con lo sguardo a valle, maggio 2011

Con lo sguardo a valle, maggio 2011

Io invece l’ho affrontata in due periodi diversi ma senza neve, uno a maggio e uno a fine ottobre nel 2011. Salito in cima in entrambe le occasioni, però a maggio in una serata nuvolosa e che non ha creato le condizioni per proporre delle buone e invitanti fotografie.
L’avvicinamento in auto è sicuramente semplice per chi conosce i luoghi, altrimenti non avendone dimestichezza si rischia qualche giro in più attorno all’imbocco della strada che sale verso il famoso Col di Roanza. Consiglio di seguire attentamente la carta Tabacco 24 che riporta fedelmente anche le strade e quindi è una ottima guida che vi accompagna in auto nell’avvicinamento e a piedi in escursione. Partiamo molto presto la mattina da casa, in modo da partire a piedi verso le 5 da quota 1035 per il sentiero 517, lì dove finisce la percorribilità della strada. Saliamo senza affannarci troppo alla luce delle frontali.

La Casera Pian dei Fioc. Siamo a 1700m

La Casera Pian dei Fioc. Siamo a 1700m

Il sentiero è facilmente individuabile anche con le sole luci frontali. Sale con buona pendenza in mezzo agli alberi fino a quota 1394 al Col Cavalin. Da qui si continua per sentiero aperto, delimitato da prati. Attenzione alle zecche! Si sale su pendio leggero e poi il sentiero si inerpica con maggior decisione. Il sentiero fa un giro più largo, verso destra, ma alla necessità c’è anche la possibilità di tagliare in verticale per il pendio più duro e guadagnare un po’ di strada. Ciò può avvenire liberamente, basta tagliare diritti il sentiero senza paura di sbagliare, perchè poi ci si potrà orizzontare direttamente mirando alla Casera Pian dei Fioc 1739m.

Alle prime luci del mattino

Alle prime luci del mattino

A questo punto mancano gli ultimi 400 metri alla vetta. Il sentiero va molto a zig zag e perciò si attarda un po’, ma sulla destra, lungo una cresta, ci sono tracce che salgono direttamente in vetta, e permettono di arrivarci in un battibaleno …… o almeno i tempi si riducono.

Siamo in vetta, in attesa dell'alba

Siamo in vetta, in attesa dell’alba

Arriviamo in vetta a 2133m del Serva verso le 7, e qui aspettiamo il momento tanto atteso, l’alba. Arriva, immancabilmente e con grande sfarzo ed energia. Davvero una bell’alba.

Alba tra Schiara e Pelf

Alba tra Schiara e Pelf

A questo punto, dopo aver aspettato un po’, ripartiamo verso la Ponta dei Tre Masci (a proposito, mai visti così tanti escrementi di camosci come qui. Tutto pieno!!) Continuiamo la discesa lungo la cresta della montagna, verso le Crode de i For, e quindi rientriamo alla casera Pian dei Fioc.
Comincia a salire qualcuno e scambio qualche parola. A questo punto scendiamo senza fretta verso la macchina. Risultano essere 1100m di dislivello in totale, è un piacere farli per la soddisfazione e la vista panoramica che si ha verso Val Belluna e Schiara.

Di seguito presento la galleria delle immagini di questa escursione albeggiante! Buona montagna

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Altopiano delle Pale, un mondo di silenzi – 20 Febbraio 2013

L’Altopiano delle pale è secondo me un luogo spettacolare e sempre da scoprire. Negli ultimi tempi ci sono stato a fine dicembre e oggi 20 febbraio. D’inverno il modo più sicuro per arrivarci ed evitare slavine o accidenti vari è salire con la funivia. Non me ne faccio un cruccio, salire in questo periodo a piedi ha veramente poco senso, oltre che essere altamente pericoloso.

La Val di Roda, tra Pala di San Martino e Cima di Ball

La Val di Roda, tra Pala di San Martino e Cima di Ball

Arrivo non troppo presto, visto che la funivia parte alle 8,30 circa. Mi basta quindi essere a San Martino di Castrozza per quell’ora. Quando arrivo alla stazione terminale della funivia mi rendo conto che il clima non è dei più rigidi. Parto ciaspe ai piedi dai 2700m di quota. La neve inizialmente è abbastanza dura e si cammina dopo, ma al primo avvallamento stranamente affondo di una decina di centimetri. Procedo lasciando alla mia sinistra il rifugio Rosetta, oggi chiuso (apre nei weekend fino a Pasqua). Ritrovo poco dopo aver superato la linea del rifugio le tracce degli scialpinisti che nei giorni scorsi sono passati di qui. Ora si sale, sulla sinistra della cresta che delimita un canalino. La scelta è indicata per cercare di stare fuori da eventuali slavine che possano generarsi dal pendio.

Tra la Val di Roda e il Primiero

Tra la Val di Roda e il Primiero

Qui ci sono tracce di passaggio, e tutto sommato non faccio molta fatica. Finito questo tratto il sentiero piega a destra e così si esce dalla visuale della Funivia e della Cima Rosetta. Proseguo così e ora si comincia ad affondare nella neve. Sono in pieno versante nord. La neve è fresca e in taluni punti si affonda di una trentina di centimetri. Arrivo al bivio tra il sentiero 709 e il 707. Il mio obiettivo era seguire il 709, ma vista la qualità della neve, il fatto che il 709 sia tutto in versante nord e passi in mezzo a qualche bel canale, ho preferito cambiare rotta e seguire il 707 con pendii più semplici e un ambiente aperto.

Il classico panorama dall'Altopiano alla catena settentrionale

Il classico panorama dall’Altopiano alla catena settentrionale

Tutte condizioni per sentirmi più tranquillo visto che sono anche da solo oggi. Il 707 risulta battuto dal sole, verso ovest e sud. La neve comunque non risulta trasformata dal sole, in gran parte anche qui è farinosa. In qualche punto faccio davvero fatica.

Accecato dalla luce

Accecato dalla luce

Seguo l’istinto e vado verso una collinetta che risulta essere a quota 2765m. Da qui si ha una bella vista in tutte le direzioni. Mi sposto un po’ verso est e noto a una decina di minuti un’altra collinetta. Mi dirigo lì. Sono le 11,30. Vi arrivo con un po’ di fatica. Sembrava vicina, ma si affonda troppo nella neve e la fatica si sente. Vi arrivo poco prima delle 12. Da qui c’è una bella visuale su Civetta e Dolomiti Agordine. A questo punto però il meteo comincia a guastarsi. Grossi nuvoloni salgono da valle, comincia qualche fiocco di neve ghiacciata. Decido senza esitazione di rientrare in fretta.

In attesa della burrasca

In attesa della burrasca

Sull’Altopiano è molto antipatico trovarsi con scarsa visibilità, e se solo la neve coprisse le tracce dell’andata allora ci si trova in un luogo davvero ostile. Rientro seguendo le mie tracce che sono rimaste ben visibili, la visuale è parecchio ridotta in certi momenti a causa delle nebbie. Talora il cielo si apre e quindi si vedono anche rifugio e stazione della funivia. E’ un via vai frenetico di nuvole, che lancia però sprazzi di luce davvero interessanti. Alle 14 arrivo parecchio stanco alla funivia. C’è parecchia gente alla funivia, ma non si azzardano a fare un passo fuori del perimetro! Anche questo giro è fatto. Peccato aver avuto fretta a tornare, il posto merita e rimanerci per qualche mezz’oretta di riflessione e puro godimento sarebbe stato l’ideale.

La Busa di Manna

La Busa di Manna

Sarà per un’altra vola. Alla prossima!

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Zimon de Gena – Monti del Sole – 5 Febbraio 2013

Oggi un giro diverso dal solito. Ci ero già stato sui Monti del Sole, tempi immemorabili, forse avevo 14 anni, ricordo di aver sfasciato in quella uscita un paio di scarpe nuove da ginnastica.

Oggi torno su quel luogo, e come meta ho una semplice cima, il Zimon de Gena, situato nel bel mezzo della valle, poco a est rispetto al lago del Mis.
La prendo con calma. Intanto poco dopo di me arrivano tre persone al bar alla Soffia, da dove parto, e si incamminano prima, particolare importante!

Si parte da poco più di 400m, l’inizio è su strada asfaltata, così si oltrepassa Gena Media e per la strada arrivo a Gena Alta, quota 800m. Qui ritrovo le persone che erano partite giù dal Bar e che si erano incamminate. Chiedo info per il sentiero, che sulla carta Tabacco 24 risulta essere una traccia. Mi fa vedere uno di loro dove parte il sentiero, alla sinistra dell’ultima casa diroccata di Gena Alta (vedi foto qui sotto). Mi dice che è un sentiero poco indicato, e che se ci sarà neve sarà difficile da seguire. Alternativa è prenderlo dal sentiero CAI che sale alla fontanella d’acqua all’ingresso del paese. OK, mi dico, sono qui e ci provo. Vada per il sentiero diretto da Gena.

Ultimo muro a destra

Il sentiero si prende dopo l’ultimo muro e si gira a destra

Lo prendo, e da subito mi sembra tutto sommato un sentiero ben individuabile. Speriamo continui così mi dico. Neve per ora nulla. Procedo senza problemi, il sentiero è ben individuabile, ricavato nel bosco, quasi scavato nella sua parte centrale. Arrivo a quota 1000m, vedo salire da sinistra un sentiero. Dev’essere quello che sale deviando dal sentiero CAI 871. Ora risulta anche in parte segnato. Vecchi bolli, chissà quanti anni avranno!

Qui comincio a trovare un po’ di neve. Non mi sorprendo, la settimana scorsa in Val di Zoldo era molta di più. Continuo e a quota 1150 cominciano i primi dilemmi. Il sentiero sembra quasi sdoppiarsi, noto anche un bollo rosso su un albero. Dove andare, sembra segnato anche prendendo a sinistra ….. per farla breve, tra andare avanti e indietro perdo una bella mezz’ora. La via giusta era tenere la strada principale a sinistra. La carta Tabacco mi ha ingannato, perchè da un bivio a una non meglio precisata quota da prendere a destra, pensavo fosse qui. Vado avanti, circa a quota 1250 trovo il sentiero che piega a destra come indicato nella carta. Proseguo, il sentiero è ancora ben marcato. A 1320 circa si perde ogni connotazione del sentiero.
Vado su diritto verso quella che sembra una cima, ma non lo è. Arrivando sù vedo dei bolli sui sassi, ma dove sarebbe il sentiero?
Proseguo, la neve si fa profonda 30-40 cm a tratti, vado sempre su diritto. Vedo sulla destra segni di bolli, ma da quel lato non si passa. Passo in mezzo agli alberi, sembra un viottolo ben marcato in un parco. Vado avanti a tratti, a fatica quando sprofondo nella neve.

Sono abbastanza lungo rispetto al tramonto. Le cime sono ancora arrossate dal sole, ma non vorrei durasse ancora poco. Punto a questo punto non al Zimon, ma alla cima a ovest sua “gemella”, 1460m. Ci arrivo proprio agli ultimi raggi di sole, ma intanto ho scattato un bel po’ di foto sull’ultimo pendio di salita. E’ un ottimo tramonto, l’effetto dell’enrosadira si fa ben notare, e le cime si arroventano come nei migliori tramonti. Resto su in cima a vedere come inizia la notte, ma non mi piace, verso i Feruch noto foschia, la visuale non è bella limpida e giudico quindi le condizioni non ottimali.

La Val del Mis

La Val del Mis

Inutile quindi rimanere qui ulteriormente e torno verso la macchina.

Situazione neve: sono salito senza mettere nulla ai piedi, però ce l’avrei avuta dura passare sul versante del Zimon de Gena. Portarsele con sè pesano poco e possono salvare da qualche situazione non simpatica. Sono stato aiutato dallo stato della neve, che spesso ho trovato parzialmente ghiacciata e non sono sprofondato, soprattutto nella rampa finale.

La discesa è molto veloce, in circa 1h20′ sono all’auto. Un bell’allenamento, in un luogo accessibile in questo periodo in tranquillità ….. perchè non ho visto una zecca!

Alla prossima, e sempre buona montagna!

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Baita Angelini, 30 gennaio 2013

Bellissima serata passata oggi in Baita Angelini.

Baita Angelini nella neve

Baita Angelini

E’ stata anche una bella sfacchinata raggiungerla. 3 ore di duro lavoro a battere la pista. Gli amici Ale e Andrea davanti ad aprire la “trincea” e io e Cora dietro a rifinire il loro lavoro (praticamente ad ogni saltino affondavo e dovevo ripuntare il piede).

Dalla Malga a quota 1150 circa abbiamo preso subito il sentiero a sinistra. Era battuto fino a quota 1320m. Oltre ci abbiamo pensato noi, seguendo il sentiero 524 fino a quota 1620m, laddove c’è un cartello in corrispondenza di dove scende un rigagnolo in tempi normali. Qui abbiamo preferito salire liberamente subito a sinistra per evitare una zona un po’ fastidiosa ch si trova poco dopo. C’era davvero molta neve oggi, già a 1600m più di un metro. Siamo perciò saliti a sinistra,aggirato il colle, saliti in cima e quindi ridiscesi per 50m giusto alla Baita Angelini.

Lì abbiamo visto il tramonto, ci siamo riscaldati con la legna che ci avevamo portato e rifocillati per bene con pancetta, soppressa, pan biscotto e un buon risottino.

Baita Angelini, i preparativi della cena

Baita Angelini, i preparativi della cena

Il tutto accompagnato da prosecco, caffè con abbondante correzione e per finire un bel Vin Brulè!

Partiti alle 21,10, siamo arrivati a Pralongo alle 22,30.

Una bellissima serata che rimarrà indelebile nei nostri ricordi.

La baita e il cielo stellato

La baita e il cielo stellato

E ora, chi vorrà ripercorrere questi sentieri troverà la pista bella battuta, almeno fino alla prossima nevicata! Per informazioni sono a disposizione

Alla prossima

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Al Rifugio Torre di Pisa

Il rifugio Torre di Pisa è probabilmente il più conosciuto punto di appoggio al Gruppo del Latemar. E’ in ottima posizione panoramica, lo si raggiunge abbastanza facilmente da Passo Feudo dove arriva la cabinovia da Predazzo. Quando non funziona questo impianto l’accesso più semplice è dall’Alpe di Pampeago. Ci sono stato sia in estate che in tardo autunno con la neve. D’estate è un luogo assai frequentato. Ha molte caratteristiche che lo rendono una meta appetibile, prima fra tutte la facilità di accesso visto che il dislivello da Passo Feudo è di circa 500m e il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche. Le uniche precauzioni da considerare sono legate alla quota, che per qualcuno potrebbe risultare eccessiva e quindi dar luogo a giramenti di testa. Ho esperienze familiari in tal senso :-) . Ma per il resto non può che considerarsi una gita consigliabile. Il tempo medio stimato per la salita da Passo Feudo è di circa 1h30′-1h45′.

Sebbene il rifugio fosse chiuso, mi è molto piaciuta la salita in autunno, a inizio novembre 2012 con la neve, quando non ho trovato presenza umana, ma solo quella di qualche camoscio.

Si parte

Si parte

Sono partito dall’Alpe di Pampeago, lasciando l’auto nel centro abitato perchè oltre la stradina era bloccata dalla neve che già era sparata dai cannoni. Qui la scelta era indossare subito le racchette da neve (d’ora in poi le chiamerò ciaspe, è più breve) o cercare di seguire la stradina estiva che sale in parte attraversando la pista. Ho preferito andare sul sicuro e ho seguito il percorso della stradina, un po’ più lungo con i suoi tornanti. Il fondo era ghiacciato in taluni punti, capita spesso in queste stagioni. In salita non è un grosso problema, per la discesa poi si vedrà.
Al di fuori della pista di neve ce n’è poca. Siamo a quota 1900m, dove normalmente d’estate si lascia la macchina. Tutto intorno gli operatori degli impianti da sci sono al lavoro. Io continuo per la mia strada, che a dire la verità è abbastanza noiosa in questo primo tratto, avanzando con pendii leggeri. Si cammina molto, si sale poco.

La seggiovia alla Pala Santa

La seggiovia alla Pala Santa

Arrivo agli impianti che stanno alla base della Pala Santa. Vedendo il versante di salita decido di tagliare alla grande la strada di salita. Evitare il Passo Feudo e agganciare il sentiero che sale al rifugio dopo il primo tratto, quello che si contraddistingue per delle incredibili torri di piastre di pietra. Dovrei perciò uscire circa a 2200m.
Seguo per qualche minuto la strada che porta a Passo Feudo e poi su un’ansa tipo una S a sinistra la abbandono e salgo direttamente. La pendenza è di quelle toste, e più mi alzo più le chiazze di neve diventano frequenti e cerco di evitarle.

Più sotto si vede la strada di collegamento Pala Santa-Passo Feudo

Più sotto si vede la strada di collegamento Pala Santa-Passo Feudo

Mentre sto per arrivare a ricongiungermi al sentiero il terreno si fa completamente innevato. Sono pochi cm e perciò continuo con i soli scarponi senza null’altro indossare ai piedi. Supero un dosso con lieve discesa che poi risale in modo accentuato dove d’estate c’è un tratto di ghiaione. La salita risulta semplice, ma devo cercare di affondare bene i piedi per avere un appiglio e non scivolare, mentre subito dopo c’è un piccolo traverso verso destra. Lo guardo con sospetto, sembra sia lì pronto a fare qualche scherzetto, tasto la neve piuttosto compatta e scivolosa. Se scivolo faccio qualche metro di slittino con il fondo della schiena, ma nulla di pericoloso. Attacco il traverso piantando bene gli scarponi e creando delle tacche sulla neve. Con attenzione perciò procedo e passo questo tratto.
Continuo e subito dopo vi è pure un tratto di sentiero con tanto di gradini. Si salgono senza problemi, neve ce n’è poca. Arrivo all’ultimo pezzo di sentiero, che si rivela quello che richiede maggiore attenzione.

Il taglio sul pendio. Su quelle rocce ho indossato le ciaspe

Il taglio sul pendio. Su quelle rocce ho indossato le ciaspe

Prima parte, che precede la cima Valbona, lo taglio subito seguendo un percorso libero da neve su terreno di roccia che sale diritto. Salgo così finchè posso. Cerco sempre di evitare la neve e di passare da una zona libera all’altra. Finisco la salita e ora c’è da tagliare in diagonale verso destra prima di raggiungere il rifugio, che è proprio sopra la mia testa. Questa volta il tratto in diagonale è di quelli non molto raccomandabili, scivoloso e non si riesce a piantare lo scarpone. Calzo perciò le mie ciaspe ramponate e lo passo senza problemi. Pochi metri e arrivo al Rifugio Torre di Pisa. Strano, non c’è nessuno :-)

Il catino del Latemar

Il catino del Latemar

Vado avanti e indietro a cercare qualche bel punto panoramico. Nel catino del Latemar di neve ce n’è parecchia, il sentiero che scende verso la Torre di Pisa è molto ostico e preferisco non avventurarmici.

In discesa, si vedono le luci di Predazzo

In discesa, si vedono le luci di Predazzo

Vado avanti e indietro in attesa del tramonto lungo la cresta sulla quale poggia il rifugio. Va un freddo intenso, che aumenta notevolmente con forti raffiche di vento quando il sole tramonta. Non aspetto così l’”ora blu” in cima ma scendo di 150m circa. Trovo un pendio sul quale appostarmi “esente vento” e provo a comporre qualche scena di valle. E’ una sera particolare, sopra di me un cielo terso e ricco di stelle, in lontananza verso le Pale di San Martino fulmini. Faccio finta di nulla, il pericolo sembra piuttosto lontano. Finita la sessione di scatti, non c’è poi molto da fare, scendo a valle nel buio con la pila frontale accesa e questa volta tengo le ciaspe ai piedi, è molto più sicuro.
Preferisco evitare di seguire il taglio di sentiero fatto all’andata, non ho la visuale necessaria  per sentirmi tranquillo, e scendo transitando per il Passo Feudo. A questo punto proprio le ciaspe si possono togliere. Seguire la strada che porta alla Pala Santa diventa semplice.
Prima di arrivarci scorgo un effetto molto particolare. E’ quello dei cannoni che sparano lungo le piste.

Sembra una base spaziale sulla luna ?

Sembra una base spaziale sulla luna ?

Un gioco di luci diverso dal solito e provo quindi a cercare qualche composizione che renda la scena particolare, tra luci artificiali e luci stellari, davvero copiose. Ho il tempo per accendere i cellulari, che qui ricevono segnale, mi arriva qualche sms, anche di chi mi invita a andare a fare un giro in montagna l’indomani ….. e poi riparto. Sono circa le 19. L’ultimo tratto di percorso lo effettuo di nuovo con le ciaspe per scendere direttamente lungo la pista Arrivo all’auto verso le 20.

E’ stato un giro corto tutto sommato, semplice e fors’anche banale, ma mi ha regalato delle bellissime sensazioni e ottime luci. Non c’è niente da fare, da questo punto di vista la montagna non tradisce mai ! Alla prossima

Segue la galleria fotografica, relativa alle salite in estate e in autunno

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