Salita al Monte Paion de Prademur (Forcella Gardes) – 10 aprile 2012

Forcella Gardes è un obiettivo facile, di soddisfazione, che però per motivi anche assurdi non ero riuscito a raggiungere. Ricordo due anni fa che ci provai una sera, e arrivato a Casera Gardes 1778m mi trovai dei cani per nulla amichevoli che mi fecero battere in ritirata. Qualche simpatico cacciatore li aveva lasciati liberi finchè lui se ne era andato a zonzo.

In questa occasione, dopo un inverno avaro di neve, ci riprovo nella speranza di riuscire a raggiungerla e di non trovare eccessiva neve nel tratto da malga d’Ambrusogn alla Forcella stessa. Poi una volta giunto in Forcella avrei deciso il da farsi.

Parto da Pradimezzo 873m, luogo già conosciuto per essere partito un paio di volte, per essere andato al Bivacco Bedin e per una sfortunata uscita sulla neve a fine 2010.

Il ponte in legno sospeso sul torrente

Il ponte in legno sospeso sul torrente

Senza fretta parto un po’ prima delle 14. Si costeggiano a sinistra le case di Pradimezzo e quindi si passa sotto un portico che attraversa le ultime. Si prosegue su un bel sentiero per 200m e poi si prende a destra per il sentiero 764 che sale subito ripido, per facilitare il riscaldamento dei muscoli! Si sale così in mezzo agli alberi con facilità e con un sentiero ben visibile che dopo il primo tratto svolta a sinistra per mantenersi parallelo al Rù del Torcol. All’inizio neve o ghiaccio non ne trovo. Salgo di buon passo, senza eccedere, non ne vale la pena. Il tramonto è alle 19,15 circa, quindi mi rimarrà parecchio tempo in cima da aspettare. Meglio preservare le energie per una rapida discesa. A quota 1100m circa si arriva ad attraversare il Rù de Torcòl su un ponte in legno ben sospeso, che fa una certa impressione. Si sale su vari tornanti, ma su sentiero sempre sicuro e inequivocabile.

La malga nella radura, 1300m

La malga nella radura, 1300m

Arrivo così circa alle 15 alla Malga del Tòrcol, vecchio casolare, ancora ben stabile situato in mezzo a una radura. Si continua diritti e si riprende il bosco. Dopo una decina di minuti le tracce in alcuni punti si fanno più rade. Dovrò fare attenzione al ritorno, con il buio, a non sbagliare strada. Si sale, si costeggia una zona con parecchi alberi divelti, si guada un torrentello e si arriva quindi alla malga d’Ambrosogn a 1700m.

La prima neve che incontro, verso la Forcella Gardes

Ora il sentiero da seguire è abbastanza incerto, non la direzione che inequivocabilmente è verso ovest, alla ben distinguibile Forcella Gardes 1998m. Mi incammino, in mezzo alla radura cosparsa di vegetazione secca. Il periodo è proprio tosto, si vede come tutta la natura sia carente di acqua. Dopo 200m trovo qualche traccia di sentiero e proseguo più convinto. Verso i 1750m comincia la neve. Provo a procedere senza ramponi ma mi devo ricredere. Dopo poco, anche complice l’ora pomeridiana, devo indossare le mie fedeli Tubbs. Ad aiutarmi e a indicarmi il sentiero sulla neve trovo le tracce di un animale. E’ incredibile come gli animali conoscano i sentieri, e le loro tracce ricalcano esattamente i sentieri CAI pur se nascosti sotto la neve! La salita si fa sempre più tosta e la neve è abbastanza molla. Io d’altronde prendo la salita di petto e diritto senza zigzagare.

Arrivo finalmente in forcella. E’ molto presto, un po’ prima delle 17. Che fare ora? In direzione della quarta Pala non è il caso di andare, il sentiero è iuttosto ripido e innevato, e non lo coosco. Verso nord, in versante sud e completamente senza neve c’è una bella cima, il Paion de Prademur 2184m. Per salire ci sono dei bei prati con pendii notevoli da superare. Ci provo: tengo inizialmente la sinistra per passare accanto a dei cocuzzoli che non hanno voglia di farsi passare sulla cima e quindi con attenzione per non scivolare nel passaggio in diagonale. Passato il secondo cucuzzolo punto diritto su, su una salita molto ripida e scivolosa anche se su prato. Arrivo sopra la cresta e ora punto alla vetta del Paion. Prima passo una zona di bassi mughi, leggera discesa e poi si riprende quota con buon passo. Arrivo infine in cima. Da qui si gode di un bel panorama, in particolare si notano la Torre di Lagunaz e la Terza Pala sbucare da sopra le Cime del Van del Pez. In lontananza le Pale coperte da nuvole in certi settori e comunque ncora ben innevate. Poi dalla parte opposta la bella mostra di sè la Civetta. Molto più lontano, a nord-est la Tofana di Rozes, inconfondibile. Me ne sto per un bel po’ in cima qui a riposarmi, a mangiare qualche cosa e ne approfitto che c’è campo a chiamare l’amico Giuliano che ero passato a mezzogiorno a trovare ad Agordo.

Verso le 18,30 scendo al passo dove ho deciso di aspettare il tramonto. Purtroppo, poco prima del tramonto il cielo comincia a coprirsi di nuvole, così gli ultimi topici minuti sono trascorsi nella oscurità, nella mancanza di raggi del sole, che ncora un po’ colpiranno la lontana Civetta. Verso le 19,30, ormai quando tutto è passato comincio a scendere. La discesa sarà abbastanza veloce. Passo la Malga D’Ambrosogn verso le 20,15, e da qui mi lancio di corsa verso Pradimezzo, dove arrivo alle 21 giuste.

Un bel giro, una bella corsa anche se le condizioni del meteo non sono state le migliori per donarmi dei bei paesaggi luminosi per le mie riprese fotografiche. Non importa. L’uscita è stata sicuramente proficua. A questo punto alla prossima, alla malga Campigat!

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Malga Campigat – Pale di San Lucano/S.Martino – 26 aprile 2012

Nei giorni che precedono questa uscita il meteo per un paio di settimane ha girato al brutto. Era anche ora, la siccità stava colpendo duramente tutto il Veneto e le Dolomiti, dopo un inverno molto secco. Dal 25 si cambia al bello. Il 25 era stato bello il mattino ma poi si era incupito verso mezzogiorno. La nostra data per l’uscita era fissata per il 26. Previsioni al top.

Partiamo presto per cercare di avere neve buona. Obiettivo ….. non si sa bene. Mi piacerebbe andare al Col Alto, ma le previsioni dicono pericolo valanghe 3–>4, quindi è bene usare prudenza. Arriviamo a Gares. C’è neve e indossiamo subito le ciaspe da Capanna Comelle 1333m. A questo punto parte il piano B, Malga Campigat. Speriamo bene.

La veduta verso la Vezzana, Bureloni alla destraIl sentiero nel bosco è innevato ma facile, senza problemi. C’è parecchia acqua, piccoli torrentelli si aprono strada in mezzo alla neve. Arriviamo a quota 1500, al bivio tra il sentiero che porta alla Malga Campigat e alla Valbona. I cartelli segnaletici sono ben coperti sotto la neve, ma un po’ il sentiero lo conosco, anche se non ero mai andato prima alla malga Campigat 1801m. Qui sul sentiero comincia qualche cumulo di neve, nulla comunque di preoccupante. Si sale in zona scoperta e la pendenza in certi tratti aumenta, e con essa la fatica visto che aumenta anche la neve. Il sentiero è tale che si sale in condizioni normali senza difficoltà. Dalla partenza non si direbbe che esiste una così semplice via per salire fino alla Malga e al Sasso Negro. Girare a zig-zag è una tecnica che mi lascia sempre stupito per i grandi dislivelli che si riescono a percorrere.

Dopo il bivio, i restanti 300 m trascorrono interminabili, pur nel cambiamento di direzione che gli zig-zag impongono. Arriviamo infine alla Forcella Cesurette e subito dopo alla malga, in un silenzio e pace invidiabili, al cospetto delle Pale dei Balconi che ci sovrastano e sembrano imponenti.

Malga Campigat 1800m

Malga Campigat 1800m

Giriamo tra stalla e malga, qualche foto, e poi decidiamo di dirigerci in direzione di Cima Pape. Superiamo i primi due colli, e poi ci troviamo di fronte a un traverso con neve poco simpatico per rischio slavine. Ripieghiamo sui nostri passi e prendiamo la via del Sasso Negro. La neve è sempre di più, bella, incontaminata ed è uno spasso passare per primi, anche se è faticoso. Saliamo fin oltre quota 2000. Sono circa le 11. A questo punto, visti i pendii che si fanno più minacciosi accanto al sentiero, preferiamo chiudere senza rischi la giornata e ce ne torniamo velocemente alla Malga.

Nel ritorno mi si slaccia la ciaspa, affondo così con la gamba fino a tutto il ginocchio. Questa indicazione è utile per sapere quanta fosse la neve caduta in quei giorni. Il ritorno si fa piuttosto velocemente.

La giornata è stupenda, un sole cocente, un panorama fantastico ai piedi delle Pale dei Balconi e al cospetto delle Pale di San Lucano. Mi lascio cucinare dal sole mentre mi mangio con tutta calma un bel panino.

Rimaniamo un’ora a goderci panorama, sole, tranquillità e quindi prendiamo la via del ritorno. Il ritorno scorre via veloce e senza problemi. Da notare che nel tratto terminale della discesa, gli ultimi 100 m, notiamo chiaramente che pur essendo in versante nord parte della neve già si sta sciogliendo. Ciò che abbiamo trovato quindi in quanto a neve non sarà più vero già pochi giorni dopo.

E’ una zona che non avevo mai percorso, però mi ha veramente impressionato, e che per un giro non troppo impegnativo consiglio sicuramente anche per l’estate. E’ inoltre una zona ben battuta anche dalle MountainBike, che partono da Col di Pra’, salgono alla malga, ridiscendono a Gares e tornano alla base per la strada. Alla prossima !

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Tramonto dal Guslon – Alpago – 25 febbraio 2011

Guslon, foschia e il tramonto

Una classica dello SciAlpinismo, del Trekking estivo, e perchè no, delle ciaspolate invernali!

Alla ricerca di un tragitto non troppo distante da casa, di ottima soddisfazione, programmo questa uscita con la Lucia. Si parte come usuale poco dopo mezzogiorno e circa alle 14 scarponi ai piedi ci avviamo da Col Indes 1150m. La parte iniziale del sentiero è già ben conosciuta e vista in altra escursione, ma il sentiero che continua è ben battuto e le tracce si susseguono sulla neve che a quest’ora del pomeriggio è parecchio molle. Questa prima parte del sentiero è abbastanza dolce, non presenta pendi particolari. Tutta la zona è aperta, vegetazione nulla passato il bivio per Cima Vacche. Si entra su un canalone e se ne esce a destra per ritrovarsi dopo un tratto in diagonale in leggera salita sotto al pendio di salita alla cima.

Sembra di essere arrivati, mai sensazione più fallace fu. Comincia il bello.

Vista l’ora tarda la neve non tiene nulla, e sul tratto di pendio più impegnativo si scivola che è un piacere, per la serie un passo avanti e uno indietro. Le tracce che portano in cima sono solo quelle degli sci-alpinisti. Di ciaspolatori neanche l’ombra, anzi la traccia.

A fatica usciamo dal pendio più diretto di salita e ci spostiamo a sinistra, dove la salita sembra essere più dolce e sicuramente con neve più compatta.

E così è. Dopo circa tre ore arriviamo in vetta a 2195m. Perfettamente in tempo per gustarci il tramonto di questo 25 febbraio. La vetta dà una sensazione di grande respiro, attorno è la più elevata e si ha la netta sensazione di dominare sulle valli dell’Alpago.

Peccato per la foschia che abbiamo trovato. Ci ha un po’ rovinato il panorama. Fa freddo, parecchio. Beviamo del tè caldo, sempre buono in queste occasioni e ci apprestiamo ad aspettare il tramontare del sole, il momento clou di queste uscite.

Il tramonto non si fa attendere oltre il necessario e non lo manchiamo.
Poco dopo partiamo per la discesa, che si rivela facile e veloce. Così per le 20 siamo all’auto senza alcun problema seguendo la luce delle nostre frontali. E a questo punto ci si può fermare a Tambre per una buona pizza !

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Tra Coldai e Tissi – 1 marzo 2012

Tramonto sulla Civetta

E’ un po’ di tempo che sono fermo, causa qualche acciacco invernale che ormai è cronico in questa stagione, con la schiena che duole in primo luogo.

Finalmente comincio a stare meglio e quindi mi armo di zaino e tutto il resto dell’equipaggiamento e parto per la Val Zoldana. Condizioni della neve sono un’incognita. Sicuramente ce ne sarà poca ….. ma sarà zuppa, ghiacciata ….. mah. Sono le incognite che sempre mi fanno pensare d’inverno, quando non si sanno le condizioni del terreno. E così mi armo di tutto, ciaspe, ramponi e le ghette non possono mancare, oltre al solito corredo fotografico più il cavalletto perchè mi piacerebbe provare qualche foto notturna.

Vorrei andare al Pian delle Foppe in auto, ma la stradina che parte da Forno di Zoldo è ghiacciata e quindi passo al piano B. Andrò al Palafavera e da lì su al Coldai e quindi verso il Tissi, alla ricerca di un tramonto e qualche bella luce.

A Palafavera di neve non ce n’è, il sentiero che sale verso il Coldai è in parte innevato rimanendo verso il versante est e quindi non è sempre sotto i raggi del sole. Salgo quindi con soli scarponi sul sentiero 564. Velocemente raggiungo le piste da sci, che devo risalire per un pezzo fino al primo dosso che scende dall’arrivo della seggiovia. E’ un pezzo abbastanza lungo di pista. E’ bene rimanere ben sul bordo della pista per non prendersi parole, comunque gli scarponi non lasciano impronte sul terreno. Nonostante l’elevata temperatura la neve è ben battuta e dura, e non sprofondo. Complimenti all’organizzazione e ai preparatori !

La giornata è stupenda e il sole accecante scalda l’aria e si suda copiosamente. Appena dopo aver lasciato la pista da sci trovo un altro escursionista che rientra dal Coldai. Mi dice che la pista è battuta lungo tutto il sentiero fino all’ultima forcella prima del Tissi dove è andato lui, e anche oltre. Bene mi dico. Vado avanti e arrivato alla casera di Pioda salgo per il sentiero 556. Sono circa le 15. Ho perso parecchio tempo lungo le piste da sci. Qui si alternano pezzi non innevati con altri dove si sprofonda e si sale con ritmo alternato :-) . Qui è bene indossare le ghette. Tendo a cercare il terreno senza neve e tutto sommato si va via abbastanza veloci così. La neve è morbida acquosa, e si sprofonda bene dove non è pestata. E’ d’obbligo quindi seguire le piste già tracciate. Arrivo così all’ultima erta salita prima del rifugio Coldai, lì dove arriva la teleferica del rifugio. Anche qui si passa indenni, di neve poca anche in questo che invece risultava d’inverno assai impegnativo.

Arrivo al Coldai e vedo quasi tutto libero dalla neve. Anche Cima Coldai è libera e vi si potrebbe salire senza problemi. Procedo liberamente per la forcella senza toccare neve :-(

Di là della Forcella Coldai il panorama cambia, è pieno di neve e il lago Coldai è ancora bianco. Non ho provato la solidità del ghiaccio, ho evitato esperimenti “umidi”. Dalla forcella partono due tracce, una interna più corta e quella esterna. Scelgo quella interna e seguo la traccia. Arrivato alla forcella successiva continuo seguendo le tracce e mantenendo quella più alta perchè ad un certo punto si diramano. Sono circa le 16,30, niente male.
Quasi arrivato alla successiva forcella trovo la fregatura. Su un diagonale le tracce scompaiono perchè il tratto è ghiacciato. Non riesco ad andare in sù, ne a continuare, devo rientrare sui miei passi e riprendere il cammino verso la seconda forcella. Arrivato in cima anche a questa continuo si vede il Tissi. Sarei in orario per arrivarci in cima prima del tramonto. Parto. Transito su una slavina e dopo poco mi accorgo che il terreno è tutto un buco. Si affonda nella neve che è una bellezza e rischia di essere faticoso e pericoloso. Indosso quindi le ciaspe. Vado avanti ……. non molto perchè mi accorgo che sono le 17,10. Che fare? Proseguire fino al Tissi o rientrare alla forcella e cercare un punto di appostamento sul Col Negro di Coldai ? Decido per il rientro alla forcella e mi dirigo al Col Negro. Qui la pendenza è di quelle notevoli e si fa a fatica con la neve, che in certi punti è ventata. Cerco perciò di starmene vicino alle rocce. Non faccio a tempo di arrivare sulla sommità del colle che incontro una bellissima pernice bianca. Macchina con tele comoda e via a scattare qualche foto. Salgo e sbuco sulla sommità del colle giusto in tempo prima che il sole si corichi sotto alla catena montuosa più lontana.
Sono preso tra la fame e il desiderio di non perdermi nessun raggio di luce buono. Poco dopo le 18 tutto è finito. Risistemo i bagagli e scendo l’erto colle cercando di non farlo tutto in scivolata. Va tutto bene, eccetto che sulla successiva risalita della forcella prendo un tirone sull’adduttore della coscia destra …. ahia ahia …… calma e andiamo piano. Sempre con le mie fedeli ciaspe continuo il cammino senza forzare. Arrivo così in forcella Coldai per le 19, e qui comincio a fare qualche prova di foto notturna. C’è parecchio vento. E’ in queste occasioni che mi compiaccio di aver un cavalletto solido anche se pesante.

Resto in zona circa 30 minuti, faccio a tempo a ricevere una telefonata (capita) e riparto questa volta con i soli scarponi ai piedi.
Passo il rifugio e prendo la discesa. Tutto bene, ma purtroppo comincio ad accorgermi che la neve da morbida diventa ghiacciata. In alcuni punti ciò complica un po’ la vita, specie in un passaggio in diagonale con invitante scivolo naturale verso il fondo valle. Con attenzione, sistemando bene gli scarponi sulle tacche presenti, si passa senza tirare fuori i ramponi. Si continua nel buio senza altri problemi, anzi ritrovando le tracce dell’andata nonostante la zona non abbia un univoco percorso. Passo anche la malga Pioda e ora seguo la pista da sci, che neanche a dirlo è in alcuni punti ghiacciata. Così sull’ultima rampa arrivato al Palafavera mi faccio due bei voli sulla neve ghiacciata ! Sono arrivato, tutto bene. Sono le 21. Ora mi mangio un bel paninozzo e me ne involo a casa per una doccia ristoratrice nell’attesa di vedere le fotografie e il risultato della fatica odierna. Alla prossima !

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Ai Van de Zita – 27 gennaio 2012

Panorama dal bivio tra il Van de Zita de fora e de entro

E’ gennaio, inverno ma non sembra. Poca neve. Per salire ai Van de Zita scelgo, nonostante un maggior dislivello, di partire dalla Val del Grisol, confidando che alla altitudine di 700m non ci siano nè neve nè ghiaccio.
Niente di più sbagliato. L’ultimo km della strada che porta al bivio tra i sentieri 520 e 527 è ghiacciato. In macchina si va avanti perchè in discesa, però per il ritorno ho dovuto montare le catene. Quindi le premesse sono che il fondo valle è ghiacciato. Partiamo verso le 13. Impieghiamo 15 minuti per arrivare alla zona dove c’è il divieto di circolazione, che oggi non si riusciva a raggiungere causa ghiaccio. Da qui si sale progressivamente e con discreta pendenza fino al Rifugio pian de Fontane, come già presentato in altra relazione del 2007. Questa volta è il terreno ad essere diverso. Innanzitutto troviamo ben 4 alberi in mezzo al sentiero e il fondo è ghiacciato, spesso infido perchè si cela sotto le foglie. Questa situazione di terreno ghiacciato e anche normale per brevi tratti continua fino a quota 1100m circa, poi diventa solo ghiacciato, oltre i 1350m, verso le Case de Ronch ha soppravvento la neve e quindi nell’ultimo tratto nel bosco, prima di sbucare di fronte al rifugio, di nuovo è presente ghiaccio sotto alle foglie. A questo punto, davanti al rifugio, finisce la neve. Bella giornata, tutto sommato calda. Arriviamo al rifugio alle 15. Alle 15,20 si riparte sul sentiero ben libero dalla neve. Si va avanti così in salita sui tornantini fino quasi a quota 2000, dove troviamo neve. A quota 2000 arriviamo su uno zoccolo dal quale si riparte …… c’è neve, non si vede il sentiero, per la valle di sinistra o destra? Andiamo per il Van de Zita de Entro o de Fora? Andiamo per i Van de Zita de Entro, per un sentiero che avevo visto e volevo visitare, per quanto solatio mi era sembrato. Sicuramente è la via più facile in queste condizioni, salita con medio pendio e con buona esposizione a sud per un lungo tratto, e quindi non molta neve. Procediamo infatti senza difficoltà fino al fondo della vallata e poi si gira verso ovest. Rimaniamo sul fianco della montagna ed arriviamo con qualche difficoltà al Van de Zita de Fora perchè nell’ultimo tratto si sprofonda fino al cavallo dei pantaloni che è una meraviglia. Ormai il tramonto se n’è andato, cercherò di raccogliere le ultime luci e gli ultimi bagliori. Vedo qui delle altre impronte di un solitario che è salito pure lui dal versante di Soffranco. Proviamo a scendere per il Van de Zita de Fora, dove passa il sentiero CAI, ma non è semplice, e soprattutto la pendenza è eccessiva. Si torna per dove siamo arrivati. Indossiamo le ciaspe e via veloci in discesa. Si va che è una meraviglia!! Sto attento a non perdere le nostre tracce dell’andata e arriviamo ad un bel punto panoramico a 2000m, da dove si ha di fronte la Schiara e il firmamento appare in tutto il suo splendore. 20 minuti di foto al buio, così uso il cavalletto (con tutta la fatica che ho fatto a portarlo) e poi si riparte per il Pian delle Fontane. A questo punto si scende senza ciaspe, il terreno è in buono stato.

Arrivati al rifugio (dove i telefoni hanno campo) indossiamo i ramponi. Da qui in poi sono necessari per evitare scivoloni. Arriviamo all’auto dopo le 21 senza problemi, con ancora addosso i ramponi.

Alla fine il GPS ha misurato 1700m di dislivello, proprio niente male per essere una gitarella invernale. Se va avanti così arriveremo all’estate già in forma ! Alla prossima!

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Pavione, una ascesa invernale – 28 dicembre 2011

Il Pavione è una cima che desta curiosità. Dal Primiero quando lo si guarda assomiglia a una cima tranquilla con la sua forma piramidale con pendii che sembrano lievi. E così, dopo aver fatto un approfondito sopralluogo all’inizio di dicembre con Stefano, approfitto dello scarso innevamento per provarci di nuovo in questa giornata. Compagna d’avventura è la Lucia. Si parte tardino, verso le 5, alla volta di Croce d’Aune. Al Passo Croce d’Aune prendiamo la stradina di sinistra e ci portiamo all’inizio del sentiero 801 da dove partiamo. Sono circa le sette di mattina. Procediamo tranquilli. Il sentiero è in mezzo al bosco e per lunghi tratti su una stradina di montagna, segnato ove necessario e comunque è facile seguirne il percorso. Si sale con buona pendenza, ma assolutamente non impegnativa. Si continua fino a quando, dopo un tornante a destra si arriva su una strada, penso militare, Questa continua noiosamente con ampi tornanti fino al rifugio Dal Piaz. Qui e là ci sono alcune scorciatoie, che tagliano di parecchio la strada e aiutano a ridurre i tempi. Ne prendiamo alcune, quelle che risultano meno ghiacciate e quindi percorribili. Presso alcuni tornanti si vede la Val Belluna, e il panorama è assai suggestivo. Vedo anche di sfuggita un branco di camosci, che appena mi vedono scappano in discesa lungo i selvaggi canaloni delle cime Feltrine. Il ciglio della strada è mediamente libero dalla neve, e noi cerchiamo quello, per non affaticarci in mezzo alla neve. Arriviamo verso le 9 al rifugio Dal Piaz, seguiti a ruota da un solitario che sale senza zaino. Si riparte alle 9,20 per il Pavione.

La cima è data in 1h15′, però abbiamo un percorso accidentato da neve e saliscendi. Arriviamo alla cima le Vette, e qui preferiamo indossare i ramponi, per evitare problemi sulla successiva discesa. 60 metri di discesa, e poi si ricomincia la salita senza ramponi perchè torniamo su un settore esposto a sud. Si sale così abbastanza velocemente al Col di Luna, ampio anfiteatro che si passa in cresta e che divide il Pavione dalla Busa delle Vette. Qui, appena giunti in cresta indossiamo di nuovo i ramponi, percorriamo tutta la cresta e scendiamo di una decina di metri per poi salire sulla cresta innevata abbondantemente che porta in vetta al Pavione a 2335m. Da sotto fa un po’ impressione, ma in realtà non è nulla di difficile nè pericoloso. Sempre molta attenzione e nulla più. La salita è ripida, ma i ramponi danno sicurezza e arriviamo così facilmente in vetta alle 11,30. Abbiamo impiegato molto tempo, ma non ci siamo dannati e con tutto quel “cava e metti” di ramponi abbiamo perso parecchio tempo. Arrivati in vetta ci godiamo l’ampio panorama e ci rifocilliamo. Scendiamo quindi per il sentiero 817, ma non fino al Passo del pavione, perchè restiamo in quota sulla dorsale che dal pavione scende in direzione sud-sudest e arrivati al termine della dorsale scendiamo verso est a riprendere il sentiero 810, che del tutto pianeggiante ci riporta al rifugio Dal Piaz, e di qui procediamo in discesa, dove senza alcun problema rientriamo all’auto per le 16.

Un bellissimo giro per circa 1300m di dislivello in una natura biancheggiante ma non troppo con una giornata di sole favolosa. Ma non è finita ….. ho qualche idea per il futuro qui, e la prossima estate vi tornerò :-)

Le tracce GPS del percorso sono disponibili. E’ possibile scaricarle cliccando qui

Prossimamente su www.passeggiando.it una più approfondita relazione.


Modifica galleria

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Rifugio Angelini – Sora l Sass – 21 dicembre 2011

Il Pelmo e la Val Zoldana

Il Pelmo e la Val Zoldana al tramonto

Presento questa passeggiata tranquilla da Forno di Zoldo al Rifugio Sora l Sass, già realizzata in altro periodo e altri anni, ora invece proposta in periodo invernale con partenza da Forno di Zoldo, 850m e arrivo al Rifugio Sora ‘l Sass Angelini a 1588m. E’ una gitarella che ha come obiettivo cogliere una bella vista notturna sulla Val di Zoldo, e quindi cercherò un punto panoramico proprio al rifugio Sora ‘l Sass, dove già in passato sono stato. La partenza, per evitare problemi, è da Forno di Zoldo. E’ nevicato tre giorni prima, e temo le condizioni della stradina che porta al Pian delle Foppe non sia l’ideale, e soprattutto preferisco evitare problemi con l’auto. Quindi prudenza! Un po’ di camminata in più non mi farà male. Parto verso le 13,30 dall’inizio del sentiero 534 e seguo la stradina che conduce al guado del torrente a quota 996. Impiego 30 minuti. Da qui prendo il sentiero che si snoda in mezzo al bosco e risulta ben segnato che sale al nostro rifugio. Neve …. poca, poi soprattutto in mezzo al bosco praticamente nulla. Si sale abbastanza velocemente e comunque mi accorgo che da quella parte del sentiero non è salito nessuno. Solo verso i 1300m comincia ad esserci un po’ di neve per terra. E infatti arrivo alla Casera di Mezzodì a 1346 m dove c’è un po’ di neve e trovo tracce di altri che sono saliti direttamente per l’altra variante del sentiero che sale da Forno.

Sono verso la fine del sentiero ci sono tra i 20 e 30 cm di neve, nella zona dei tornantini sotto alla spianata del rifugio. Nessun problema. Verso le 15 sono al rifugio, che risulta ancora illuminato dal sole. E’ questa la giornata del solstizio d’inverno. Dopo poco che sono arrivato il sole scende sotto al Castello di Moschesin e non lo vedrò più, ma vedrò la sua azione sulle rocce Dolomitiche. Mangio qualche cosa e mi vado a cercare il punto panoramico, che dopo un po’ cercando tra i rovi e la neve trovo, e mi ci piazzo in attesa. A questo punto il racconto lascio spazio alle foto che continuo a scattare fino alle 18 quando scendo. Accendo la frontale, è buio pesto, e con attenzione a non sbagliare la via del sentiero in mezzo al bosco procedo. Non ho nessun problema e verso le 19 sono alla macchina. Ora si torna a casetta, e domani una nuova giornata di lavoro dopo questa boccata di ossigeno che mi ha regalato delle vere viste mozzafiato. Alla prossima !

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13 Dicembre 2011 – Becco di Filadonna

Rifugio Casarota, come si presentava oggi con la neve
Rifugio Casarota, sul sentiero per il Becco di Filadonna

Vista del Rifugio Casarota con la prima neve seria dell'autunno

Al Becco di Filadonna 2150m, cima più alta dell’Altopiano della Vigolana, sarò andato 10 volte almeno. Mai in autunno inoltrato. Mi organizzo per oggi. Prevedo di non trovare neve almeno fino al passo a 2070m. Invece questa notte è nevicato.

Partiamo dal passo della Fricca, solito parcheggio al bar Sindech. Troviamo un po’ di neve quasi subito, poca, ma quanto basta per mettere in apprensione nel caso di ghiacciata serale. Partiamo infatti alle 13,30, e torneremo con il buio.

Camosci, molte sono le presenze di questi animali in zona La neve continua ad aumentare, e comunque fino al rifugio Casarota saliamo tranquilli senza indossare nè ramponi nè ciaspe. Arriviamo al Casarota con il sentiero a tratti scivoloso, massimo 10 cm di neve. Al rifugio indossiamo i ramponi e cominciamo a salire. Preferisco così, per non scivolare e avanzare senza preoccupazioni. La neve, ovviamente, aumenta di altezza, ma senza destare preoccupazione.

Un'idea della quantità di neve presenteIn qualche tratto dove si è accumulata ce ne saranno 40 cm, massimo. I ramponi prendono bene il terreno, le ciaspe sarebbero un intrigo in quel sentiero appena abbozzato. La salita è tutto sommato lenta. Quest’estate avevo impiegato 1 ora e 20 minuti dalla strada, oggi 2 ore e mezza! Da 1800m di quota i piedi affondano ben bene, e poi si deve alzare la gamba, con parecchia fatica. Arrivo al Passo a 2070m, dove soffia un forte vento. Continuo e nel traverso che porta sotto al becco affondo nella neve ben bene in alcuni punti.

A destra in alto il Becco di FiladonnaSalgo al Becco …. che freddo ….. e mi godo il panorama. Dopo un po’ arriva anche la Lucia. Un po’ di foto, un tè bollente, e scendiamo velocemente sempre con i ramponi ai piedi, senza problemi e senza scivolare. I prossimi che saliranno troveranno il sentiero ben battuto ! La notte è tranquilla e le nostre frontali illuminano perfettamente il sentiero. Siamo a valle verso le 19. Tempo di cercare un rampone perso per strada dalla Lucia, il mio cellulare che non trovavo più ….. e verso le 19,20 ripartiamo in auto.

Particolare del panorama di vetta

Particolare del panorama di vetta

Una bella escursione, il solito panorama mozzafiato tipico delle vette, una bella esperienza in mezzo alla neve! Un ottimo cocktail per promuovere in questo momento questo tragitto! Le condizioni infatti oggi erano ideali, prossimamente potrebbero non esserlo più se la neve aumenterà e la possibilità di slavine sarà presente.

Alla prossima

 

Luci della notte

L'ora blu e le luci di Trento

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Dalla Val Canali alla Fradusta – 30/11/2011

Oggi abbiamo finalmente portato a compimento un progetto che risaliva a ben tre anni fa, ed esattamente al 7 novembre 2008, Passo Canali in invernale con meta la Cima della Fradusta. Oggi partiamo molto presto, alle 6 siamo al Cant del Gal e da lì partiamo alle 6,15. Il primo pezzo è in invernale solo per il freddo, ma di neve non ce n’è. La troveremo solo dai 2200m. La Val Canali è infatti ben esposta al sole e il bel tempo di questi giorni ha notevolmente ridotto lo spessore del manto nevoso. Possiamo vedere l’alba sui colori delle vette, prima quelle del Vallon delle Lede e poi sulle rocce dei Lastei e sulla Manstorna. Incrociamo un branco di camosci e riusciamo a raggiungere il Passo Canali a 2469m verso le 9,30. Qui indossiamo le ciaspe e cominciamo l’avventura verso la Forcella Alta del Ghiacciaio a 2727m. Il dislivello che separa i due passi è ridotto, ma quanta fatica. Abbiamo trovato neve immacolata e farinosa. Un passo avanti e mezzo indietro …. e tantissima fatica. Quei 300m ci hanno sfiancato. Proseguiamo quindi verso la Fradusta. Qui in cresta troviamo anche neve ghiacciata. Qualcuno indossa i ramponi …. ma il manto nevoso è irregolare, e anche qui spesso si presenta neve farinosa dove si fa fatica a far presa. Con ancora tanta fatica, e contando i metri che mancano, arriviamo alla vetta della Fradusta a 2939m verso le 12,20. Poco più di 6 ore. Un tempo enorme, ma giustificato dalle condizioni del terreno. Mangiamo, ci rifocilliamo con un buon the e caffè scaldato al momeno dalla premiata ditta Ale & Co., e alle 13,20 riprendiamo la discesa. Contrariamente al programma scendiamo per la stessa via dell’andata, per non avere sorprese, e visto che ce la siano ben bene battuta. Alle 17,20 siamo all’auto, dopo aver percorso 27 km e circa 1800m di dislivello. Tanta fatica ma sicuramente premiata da una giornata spettacolare e bellissima, calda ove il sole batteva.
Per concludere in bellezza abbiamo asssistito al tramonto, e in particolare alle rocce del Coro infiammarsi come ferro sul fuoco. Che colori!!

Nel fine settimana è annunciato un cambiamento meteo, quindi le nostre tracce potrebbero venire sommerse da nuova neve.

L’altra cosa che non ci aspettavamo era di non trovare il sentiero battuto. Evidentemente questo sentiero non è percorso d’inverno. Un vero peccato !!!

Foto e relazione più precisa saranno inseriti più avanti su www.passeggiando.it

Alla prossima !

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Escursione al Rifugio Tissi – 24/11/2011

Ho ritentato un’incompiuta di due anni fa, una salita al rifugio Tissi 2250m (tel. 0437721644) sul far del tramonto partendo da Capanna Trieste . Ci abbiamo riprovato, io e la Lucia. Partenza dalla Capanna Trieste 1135m alle 14,15. Alle 15,00 eravamo già al bivio per il Van delle Sasse. Da lì è stata più lunga arrivare al Tissi, che abbiamo raggiunto alle 17. La neve è presente da quota 1900m circa, bella ghiacciata nella zona in ombra dei piani di Pelsa. Siamo rimasti poco al Tissi, alle 17,30 siamo ripartiti seguendo le ampie tracce presenti e ben visibili anche alla luce della sola frontale. Alle 20 eravamo di nuovo alla Capanna Trieste. Il sentiero è uno di quelli maggiormente conosciuti nelle Dolomiti, dove passa anche l’Alta Via numero 1, e già documentato in altre pagine del mio sito http://www.passeggiando.it/. E’ una zona sempre bella da ricordare e ogni tanto da ripercorrere!

Alla prossima e grazie per aver letto questo breve resoconto

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