Escursione in famiglia al rifugio Chiggiato – 30 giugno 2013

Uscita al rifugio Chiggiato

In questa annata davvero insolita spesso mi sono trovato a non sapere dove andare per qualche giro a causa della neve. In realtà con un po’ di attenzione di percorsi ce ne sono sempre tantissimi, basta fare un po’ di mente locale …. E qualche cosa torna sempre in mente. Così a fine aprile, dopo un periodo di mal di schiena che mi aveva tenuto fermo per 2 settimane sono andato a fare una sgambata al rifugio Chiggiato, ai piedi delle Marmarole in Cadore.

La voglia era tanta, ci sono andato con qualsiasi “meteo”. Mi era andata abbastanza bene, avevo preso un po’ di pioggia solo al ritorno.

Però avevo fatto un giro completamente in mezzo alle nuvole, senza vedere nulla.

Ne ho approfittato perciò dell’occasione di questa semplice uscita con i figli per vedere il panorama da qui, visto che ne avevo sentito parlare bene.

Parcheggiamo l’auto circa 1 km dopo il bar alla Pineta nel parcheggio sulla destra prima di passare il Rio Diassa. Poco distante tra l’altro si trova anche la teleferica del rifugio.

Parto con Stefano e Francesco, di 6 anni. Immaginate quindi che il sentiero è proprio per tutti. Si parte da circa 1100 m di altitudine prendendo il sentiero 260 che segue la riva sinistra del Rio Diassa per 200 m circa prima di deviare sulla destra proprio dove in sospensione passa il filo della teleferica.

E’ un sentiero ottimamente individuabile, non ci si perde neanche a volerlo. Da tabella sono 810 m di dislivello da fare circa in 2 ore. A questo proposito lungo il percorso si trovano spesso dei cartelli che invitano ad accelerare il passo perché manca poco. I cartelli piazzati lungo il sentiero sono per escursionisti che tengono un passo circa di 600 m/h.

Il pendio di salita è di una certa importanza, conviene prenderlo con calma per non scoppiare presto. Procede a zig zag per aggirare la montagna e salirla poi dal versante nord.
Attorno ai 1450 m arriviamo in uno spazio panoramico dove si trova anche una comoda panca e l’indicazione che mancano solo 35 minuti al rifugio (per i più veloci!).

20 m di sentiero in falsopiano e troviamo l’unico saltino che ci farà alzare un po’ la gamba per superarlo. Questo è il momento in cui si gira versante. E’ una bella zona con un bel bosco che lascia passare una luce diffusa che crea un bel gioco di ombre.

Il sentiero è umido, leggermente fangoso, ma con tutta l’acqua che scende in questo periodo c’è poco da sperare il contrario. Si continua in mezzo a una folta vegetazione, francesco si diverte a soffiare sui soffioni e mi chiede di fotografarlo J. Procediamo così e in 1h50’ siamo al rifugio.

La giornata è decisamente bella.

Ad accoglierci c’è il cane del gestore del rifugio che risulta essere libero. Un bel giocherellone, anche troppo tanto che Francesco si spaventa un po’ (occorre poco). Ha fame, e ci fa compagnia per avere qualche cosa.
Anche per togliercelo di torno saliamo al Col Negro, poco sopra il rifugio, dove si trova un ponte radio del Soccorso Alpino. Scelta azzeccata. Da lì si ha una ottimale visuale.

Giriamo lì attorno per un po’ di minuti, tra i mughi dove è aperto un sentiero e ci ritroviamo sopra alla Pociaval e di fronte la Cresta S. Bianco.

Bel panorama e bel strapiombo. Verso est inoltre c’è la vista sul lago di Centro Cadore.

A questo punto rientriamo al rifugio, diamo un’occhiatina e ripartiamo verso valle.

Il rientro è super veloce con Francesco che fa a gara con Stefano e si fanno i dispetti l’un l’altro per stare davanti in discesa !

Arriviamo così in un’ora all’auto. Felici e contenti di questa uscita, riprendiamo la strada di casa.

Alla prossima!

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