Al Rifugio Torre di Pisa

Il rifugio Torre di Pisa è probabilmente il più conosciuto punto di appoggio al Gruppo del Latemar. E’ in ottima posizione panoramica, lo si raggiunge abbastanza facilmente da Passo Feudo dove arriva la cabinovia da Predazzo. Quando non funziona questo impianto l’accesso più semplice è dall’Alpe di Pampeago. Ci sono stato sia in estate che in tardo autunno con la neve. D’estate è un luogo assai frequentato. Ha molte caratteristiche che lo rendono una meta appetibile, prima fra tutte la facilità di accesso visto che il dislivello da Passo Feudo è di circa 500m e il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche. Le uniche precauzioni da considerare sono legate alla quota, che per qualcuno potrebbe risultare eccessiva e quindi dar luogo a giramenti di testa. Ho esperienze familiari in tal senso :-) . Ma per il resto non può che considerarsi una gita consigliabile. Il tempo medio stimato per la salita da Passo Feudo è di circa 1h30′-1h45′.

Sebbene il rifugio fosse chiuso, mi è molto piaciuta la salita in autunno, a inizio novembre 2012 con la neve, quando non ho trovato presenza umana, ma solo quella di qualche camoscio.

Si parte

Si parte

Sono partito dall’Alpe di Pampeago, lasciando l’auto nel centro abitato perchè oltre la stradina era bloccata dalla neve che già era sparata dai cannoni. Qui la scelta era indossare subito le racchette da neve (d’ora in poi le chiamerò ciaspe, è più breve) o cercare di seguire la stradina estiva che sale in parte attraversando la pista. Ho preferito andare sul sicuro e ho seguito il percorso della stradina, un po’ più lungo con i suoi tornanti. Il fondo era ghiacciato in taluni punti, capita spesso in queste stagioni. In salita non è un grosso problema, per la discesa poi si vedrà.
Al di fuori della pista di neve ce n’è poca. Siamo a quota 1900m, dove normalmente d’estate si lascia la macchina. Tutto intorno gli operatori degli impianti da sci sono al lavoro. Io continuo per la mia strada, che a dire la verità è abbastanza noiosa in questo primo tratto, avanzando con pendii leggeri. Si cammina molto, si sale poco.

La seggiovia alla Pala Santa

La seggiovia alla Pala Santa

Arrivo agli impianti che stanno alla base della Pala Santa. Vedendo il versante di salita decido di tagliare alla grande la strada di salita. Evitare il Passo Feudo e agganciare il sentiero che sale al rifugio dopo il primo tratto, quello che si contraddistingue per delle incredibili torri di piastre di pietra. Dovrei perciò uscire circa a 2200m.
Seguo per qualche minuto la strada che porta a Passo Feudo e poi su un’ansa tipo una S a sinistra la abbandono e salgo direttamente. La pendenza è di quelle toste, e più mi alzo più le chiazze di neve diventano frequenti e cerco di evitarle.

Più sotto si vede la strada di collegamento Pala Santa-Passo Feudo

Più sotto si vede la strada di collegamento Pala Santa-Passo Feudo

Mentre sto per arrivare a ricongiungermi al sentiero il terreno si fa completamente innevato. Sono pochi cm e perciò continuo con i soli scarponi senza null’altro indossare ai piedi. Supero un dosso con lieve discesa che poi risale in modo accentuato dove d’estate c’è un tratto di ghiaione. La salita risulta semplice, ma devo cercare di affondare bene i piedi per avere un appiglio e non scivolare, mentre subito dopo c’è un piccolo traverso verso destra. Lo guardo con sospetto, sembra sia lì pronto a fare qualche scherzetto, tasto la neve piuttosto compatta e scivolosa. Se scivolo faccio qualche metro di slittino con il fondo della schiena, ma nulla di pericoloso. Attacco il traverso piantando bene gli scarponi e creando delle tacche sulla neve. Con attenzione perciò procedo e passo questo tratto.
Continuo e subito dopo vi è pure un tratto di sentiero con tanto di gradini. Si salgono senza problemi, neve ce n’è poca. Arrivo all’ultimo pezzo di sentiero, che si rivela quello che richiede maggiore attenzione.

Il taglio sul pendio. Su quelle rocce ho indossato le ciaspe

Il taglio sul pendio. Su quelle rocce ho indossato le ciaspe

Prima parte, che precede la cima Valbona, lo taglio subito seguendo un percorso libero da neve su terreno di roccia che sale diritto. Salgo così finchè posso. Cerco sempre di evitare la neve e di passare da una zona libera all’altra. Finisco la salita e ora c’è da tagliare in diagonale verso destra prima di raggiungere il rifugio, che è proprio sopra la mia testa. Questa volta il tratto in diagonale è di quelli non molto raccomandabili, scivoloso e non si riesce a piantare lo scarpone. Calzo perciò le mie ciaspe ramponate e lo passo senza problemi. Pochi metri e arrivo al Rifugio Torre di Pisa. Strano, non c’è nessuno :-)

Il catino del Latemar

Il catino del Latemar

Vado avanti e indietro a cercare qualche bel punto panoramico. Nel catino del Latemar di neve ce n’è parecchia, il sentiero che scende verso la Torre di Pisa è molto ostico e preferisco non avventurarmici.

In discesa, si vedono le luci di Predazzo

In discesa, si vedono le luci di Predazzo

Vado avanti e indietro in attesa del tramonto lungo la cresta sulla quale poggia il rifugio. Va un freddo intenso, che aumenta notevolmente con forti raffiche di vento quando il sole tramonta. Non aspetto così l’”ora blu” in cima ma scendo di 150m circa. Trovo un pendio sul quale appostarmi “esente vento” e provo a comporre qualche scena di valle. E’ una sera particolare, sopra di me un cielo terso e ricco di stelle, in lontananza verso le Pale di San Martino fulmini. Faccio finta di nulla, il pericolo sembra piuttosto lontano. Finita la sessione di scatti, non c’è poi molto da fare, scendo a valle nel buio con la pila frontale accesa e questa volta tengo le ciaspe ai piedi, è molto più sicuro.
Preferisco evitare di seguire il taglio di sentiero fatto all’andata, non ho la visuale necessaria  per sentirmi tranquillo, e scendo transitando per il Passo Feudo. A questo punto proprio le ciaspe si possono togliere. Seguire la strada che porta alla Pala Santa diventa semplice.
Prima di arrivarci scorgo un effetto molto particolare. E’ quello dei cannoni che sparano lungo le piste.

Sembra una base spaziale sulla luna ?

Sembra una base spaziale sulla luna ?

Un gioco di luci diverso dal solito e provo quindi a cercare qualche composizione che renda la scena particolare, tra luci artificiali e luci stellari, davvero copiose. Ho il tempo per accendere i cellulari, che qui ricevono segnale, mi arriva qualche sms, anche di chi mi invita a andare a fare un giro in montagna l’indomani ….. e poi riparto. Sono circa le 19. L’ultimo tratto di percorso lo effettuo di nuovo con le ciaspe per scendere direttamente lungo la pista Arrivo all’auto verso le 20.

E’ stato un giro corto tutto sommato, semplice e fors’anche banale, ma mi ha regalato delle bellissime sensazioni e ottime luci. Non c’è niente da fare, da questo punto di vista la montagna non tradisce mai ! Alla prossima

Segue la galleria fotografica, relativa alle salite in estate e in autunno

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